Giustizia: scegliere il SÌ per ridare equilibrio e credibilità allo Stato
C’è un momento in cui non sono più sufficienti le analisi tecniche o i distinguo, ma serve una scelta politica chiara. Il referendum sulla Giustizia è uno di questi passaggi. Votare SÌ significa affermare un principio semplice ma fondamentale: chi accusa e chi giudica devono avere ruoli, carriere e responsabilità nettamente separate. È una garanzia per i cittadini, non un attacco alla magistratura.
Il SÌ è anche una risposta a un sistema che negli anni ha visto crescere il peso delle correnti e delle appartenenze interne, allontanando la giustizia dal merito e dall’imparzialità. Due CSM distinti e meccanismi che spezzano le logiche di potere servono a riportare trasparenza e credibilità, non a creare conflitti. La giustizia deve essere autonoma, ma non autoreferenziale.
Dire SÌ significa inoltre sostenere l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare capace di intervenire quando qualcuno sbaglia o non svolge il proprio lavoro come dovrebbe. È una questione di responsabilità, lo stesso principio che chiediamo alla politica, alla pubblica amministrazione, a chiunque eserciti un ruolo pubblico. Chi lavora bene va tutelato e valorizzato, chi sbaglia deve risponderne.
Da che parte stiamo, dunque? Dalla parte dei cittadini che chiedono una giustizia più giusta, più veloce e più credibile. Dalla parte di uno Stato che non ha paura di riformare se stesso per funzionare meglio. Dalla parte del SÌ, senza esitazioni.

